Obama incassa un sì
Geithner presenta il bailout da 1.500 miliardi di dollari
La cifra stanziata dal nuovo Piano di stabilità finanziaria del governo americano è arrivata a 1.500 miliardi, un maxi bailout per salvare banche e mercato. Poco prima che il Senato approvasse il piano di stimoli anticrisi di Obama da 838 miliardi, il segretario del Tesoro di Washington, Timothy Geithner, ha annunciato tre programmi che puntano a dare una ripulita alle banche.

“Crediamo che l’accesso agli aiuti pubblici sia un privilegio, non un diritto”, ha messo in chiaro Geithner. Dopo il crollo di un sistema basato sul rischio eccessivo, si cambia registro. Prima regola è la trasparenza: i contribuenti devono sapere dove finisce ogni singolo dollaro che arriva alle banche dallo stato. Gli aiuti serviranno a mantenere o a generare un livello di capitale sufficienti a fare ripartire i prestiti. E gli istituti bancari dovranno sottoporsi a test meticolosi: il governo vuole vedere bilanci più puliti e più solidi.
Gli Stati Uniti si stanno giocando più di due terzi del prodotto interno lordo: con gli 838 miliardi di dollari del piano che i democratici sono riusciti a far approvare al Senato (risultato che sperano di ripetere in fretta anche alla Camera), il totale delle somme che sono già state messe sul piatto da Washington per salvare l’economia sale a 10.300 miliardi di dollari. Beninteso: di questi 10.300 miliardi di dollari, solo 3.100 sono stati effettivamente sborsati. La parte restante potrebbe anche non servire, ma rimane comunque parte dell’impegno finanziario che Washington, in caso di necessità, dovrà onorare.
Paradossalmente, si è arrivati a un impegno di queste dimensioni bypassando quasi del tutto il Parlamento: eccezion fatta per il pacchetto di stimoli all’economia votato ieri, per il Tarp e per gli incentivi fiscali proposti da Bush la scorsa primavera, la Federal Reserve e la Federal Deposit Insurance Corp (Fdic) hanno varato, in completa autonomia, interventi per 8 mila miliardi di dollari. Tanto che a Capitol Hill qualcuno incomincia a chiedersi se non sia il caso di chiedere un po’ più di chiarezza. “Dal retrobottega della Casa Bianca sono passati tanti soldi quanto mai prima d’ora”, ha dichiarato a Bloomberg Byron Dorga, senatore democratico del North Dakota: “Nessuno sa cos’è uscito dalla Federal Reserve, per chi e per quale scopo. E quanto dalla Fdic? Quando? Perché?”. Perplessità che condivide la stessa Bloomberg, a tal punto che, da settimane l’agenzia, appellandosi al Freedom of Information Act, ha citato in giudizio la Federal Reserve per aver disatteso ogni richiesta di chiarezza in merito alle operazioni di salvataggio da lei poste in essere.
A ben vedere, di fronte a questi 9.700 miliardi di dollari, la guerra di cifre tra democratici e repubblicani che sta animando il dibattito sul nuovo piano di aiuti fa quasi sorridere. Con il senno di poi, nel loro complesso, sarebbero stati sufficienti a eliminare pressoché interamente il problema alla radice: stando agli ultimi dati della Banca centrale americana guidata da Ben Bernanke, il controvalore totale di tutti i mutui immobiliari in essere negli Stati Uniti è pari a circa 12 mila miliardi. A comprarli tutti direttamente – con 9.700 miliardi se ne compra l’80 per cento – si sarebbero evitati i problemi che adesso assillano l’intero paese: nessuno avrebbe perso la sua casa; l’immobiliare non sarebbe crollato e quelli che oggi sono considerati titoli tossici avrebbero mantenuto il loro valore; in questo modo, i bilanci delle banche sarebbero rimasti integri e queste non si sarebbero viste costrette a chiudere i rubinetti del credito, mandando in crisi l’intera economia. E, perché no, si sarebbe evitato di saltare da un acronimo all’altro – Tarp, Taf, Talf ecc. – nel tentativo di trovare una formula magica a una crisi che, nonostante tutto, rimane irrisolta.